Arance al supermercato: quello che i produttori non vogliono farti leggere in etichetta

Quando acquistiamo arance al supermercato, siamo naturalmente attratti da quelle confezioni che promettono “ricche di vitamina C naturale” o “fonte naturale di antiossidanti”. Le arance sono effettivamente una buona fonte di vitamina C e di composti antiossidanti come flavonoidi e carotenoidi, come riconosciuto anche dalle principali tabelle nutrizionali e da revisioni scientifiche sugli agrumi. Queste affermazioni, pur corrette dal punto di vista nutrizionale, rischiano però di creare una cortina fumogena che distoglie l’attenzione da aspetti altrettanto rilevanti per la nostra sicurezza alimentare e per la consapevolezza d’acquisto. Quello che spesso non emerge con la stessa enfasi sono i trattamenti post-raccolta a cui questi agrumi vengono sottoposti prima di raggiungere gli scaffali.

La strategia dei claim salutistici generici

I messaggi pubblicitari sulle confezioni di arance giocano su un terreno molto particolare: enfatizzano caratteristiche intrinseche del frutto che esisterebbero comunque, indipendentemente dalla provenienza o dal metodo di coltivazione. È un po’ come vendere l’acqua sottolineando che “contiene idrogeno e ossigeno”: vero, ma poco significativo per distinguere un prodotto dall’altro. Questa pratica, pur non violando formalmente le normative europee sui claim nutrizionali e salutistici, contribuisce a un’asimmetria informativa tra produttore e consumatore.

Il consumatore medio tende a sentirsi rassicurato da termini come “naturale” e “vitamina”, abbassando inconsapevolmente la guardia rispetto ad altri dettagli fondamentali che dovrebbero invece guidare la scelta d’acquisto. Studi sulla percezione dei claim nutrizionali mostrano infatti che termini positivi in etichetta possono indurre un health halo effect, cioè una percezione complessivamente più salutare del prodotto, anche quando altre informazioni rilevanti passano in secondo piano. La questione diventa ancora più delicata quando consideriamo che la maggior parte degli agrumi commercializzati attraversa processi di conservazione che possono coinvolgere sostanze chimiche autorizzate, non sempre immediatamente riconoscibili dal consumatore in etichetta.

Cosa si nasconde dietro la buccia lucente

Le arance che troviamo perfettamente lucide e invitanti nei reparti ortofrutta hanno spesso subito trattamenti con cere e conservanti post-raccolta, utilizzati per ridurre la disidratazione, limitare lo sviluppo di muffe e prolungare la shelf-life. Questi trattamenti sono espressamente previsti e regolamentati dalla normativa europea sui limiti massimi di residui di pesticidi e sulle informazioni obbligatorie al consumatore.

Tra le sostanze più comunemente utilizzate sugli agrumi in Europa figurano tiabendazolo, imazalil e ortofenilfenolo, fungicidi post-raccolta autorizzati con limiti massimi di residuo specifici stabiliti a livello UE. Queste sostanze, quando impiegate, devono essere indicate come trattamento di superficie, ad esempio con diciture del tipo “trattato in superficie con…”, e la buccia deve essere considerata non edibile se riportato in etichetta.

Il problema è che questa indicazione non sempre risulta immediatamente visibile o comprensibile. Può comparire in caratteri di piccole dimensioni, con terminologie tecniche poco familiari ai non addetti ai lavori, o su cartellini posizionati in modo poco evidente vicino al banco di vendita, mentre i claim salutistici occupano posizioni di rilievo sulla confezione. Numerose analisi sulla leggibilità delle etichette alimentari in Europa sottolineano come dimensione dei caratteri, linguaggio tecnico e disposizione grafica influenzino in modo significativo la capacità del consumatore di cogliere le informazioni più importanti.

La dicotomia tra comunicazione e trasparenza

Questa sproporzione comunicativa solleva interrogativi importanti sulla reale trasparenza verso il consumatore. Chi acquista arance attratto dalla promessa di “antiossidanti naturali” potrebbe ragionevolmente aspettarsi un prodotto minimamente processato, mentre nella realtà il frutto può aver subito diversi trattamenti conservativi post-raccolta, pur nel pieno rispetto della legge. Non si tratta necessariamente di pratiche illegali o pericolose, ma di un approccio comunicativo che privilegia alcuni aspetti a scapito di altri ugualmente rilevanti per una scelta informata.

La legislazione europea impone l’indicazione in etichetta dei trattamenti post-raccolta su frutta fresca preconfezionata, ma non disciplina in modo dettagliato l’enfasi grafica con cui tali informazioni devono essere presentate, oltre a fissare requisiti minimi di leggibilità. Questo spazio regolatorio consente strategie di marketing che, pur rimanendo nel lecito, possono contribuire a creare percezioni parziali o distorte nel consumatore finale.

Come orientarsi nella scelta consapevole

Fortunatamente, esistono accorgimenti che possiamo adottare per navigare più consapevolmente tra gli scaffali degli agrumi. Innanzitutto, cercare attivamente le diciture sui trattamenti: non limitatevi a leggere i claim salutistici in bella evidenza, ma cercate specificamente indicazioni come “buccia non edibile” o “trattato con…”. Per gli agrumi trattati in superficie con conservanti o cere, la normativa prevede l’obbligo di riportare tali informazioni in etichetta o nei cartellini espositivi per i prodotti sfusi.

Valutare l’aspetto estetico con spirito critico può aiutare: una buccia estremamente lucida e uniforme può essere indice di trattamenti superficiali con cere, anche se va ricordato che anche frutti non cerati possono risultare relativamente lucidi in base alla varietà e alle condizioni di coltivazione. L’aspetto estetico, da solo, non è un indicatore affidabile di sicurezza o di assenza di trattamenti.

Preferire prodotti con certificazioni specifiche come il biologico può fare la differenza, poiché questi schemi di qualità prevedono limitazioni più stringenti sull’uso di determinati prodotti fitosanitari e sui trattamenti post-raccolta rispetto alla produzione convenzionale. Allo stesso modo, considerare le arance con buccia dichiarata edibile significa scegliere prodotti sui quali non sono stati impiegati specifici fungicidi o cere non commestibili dopo la raccolta.

Non sottovalutate l’importanza di informarsi presso il personale del reparto: i responsabili del punto vendita sono tenuti a fornire informazioni sulle caratteristiche del prodotto e sui trattamenti applicati, sulla base dei dati ricevuti dalla filiera e della documentazione disponibile, in linea con gli obblighi generali di tracciabilità e informazione al consumatore previsti dal diritto alimentare europeo.

Il diritto a un’informazione equilibrata

Come consumatori abbiamo il diritto di ricevere informazioni complete e non fuorvianti, non solo quelle che rendono il prodotto più appetibile commercialmente. I claim salutistici sulle arance non sono falsi – la vitamina C e gli antiossidanti sono realmente presenti in quantità significative – ma possono diventare fuorvianti quando finiscono per oscurare informazioni altrettanto rilevanti per una scelta d’acquisto consapevole, come la presenza di trattamenti post-raccolta o l’indicazione “buccia non edibile”.

La vitamina C contenuta nelle arance rappresenta un importante valore nutrizionale, ma conoscere i trattamenti subiti dal frutto è altrettanto essenziale, soprattutto per chi intende utilizzare anche la buccia in cucina o per chi è particolarmente attento all’esposizione a determinate sostanze chimiche, pur nei limiti ritenuti sicuri dalle autorità competenti.

La trasparenza non dovrebbe essere un optional riservato a chi ha tempo e competenze per decifrare etichette scritte in piccolo. Dovrebbe essere la norma, garantita da una comunicazione chiara, in cui gli aspetti positivi e quelli potenzialmente problematici ricevano un livello di visibilità proporzionato alla loro importanza per la salute e per le scelte del consumatore. Solo così possiamo parlare di un mercato realmente orientato al consumatore, in cui le decisioni d’acquisto vengono prese sulla base di informazioni complete e non di narrazioni parziali, per quanto tecnicamente veritiere.

La prossima volta che vi trovate davanti a una confezione di arance che promette meraviglie nutrizionali, fermatevi un momento. Girate la confezione, cercate le scritte in piccolo, verificate se è indicato un trattamento di superficie o la non edibilità della buccia, chiedete eventualmente informazioni al personale. Una scelta alimentare consapevole passa anche attraverso la capacità di vedere oltre le promesse più appariscenti, per scoprire la storia completa di ciò che portiamo sulle nostre tavole.

Quando compri arance controlli i trattamenti post-raccolta?
Sempre cerco le scritte piccole
Solo se ricordo di farlo
Mi fido della buccia lucida
Guardo solo vitamina C e prezzo
Non sapevo esistessero trattamenti

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