Quando i nipoti entrano nell’adolescenza, molti nonni si trovano improvvisamente spiazzati di fronte a un territorio relazionale completamente nuovo. Quel bambino affettuoso che correva incontro con le braccia aperte si trasforma in un ragazzo dal cellulare sempre in mano, con risposte monosillabiche e atteggiamenti sfidanti. La tentazione di lasciar correre, di evitare il conflitto per preservare quel legame prezioso, diventa quasi irresistibile. Eppure, proprio questa rinuncia educativa rischia di generare conseguenze ben più dannose di un momentaneo disappunto.
Il paradosso affettivo: perché l’assenza di regole allontana invece di avvicinare
Gli adolescenti, contrariamente a quanto il loro atteggiamento ribelle possa suggerire, cercano disperatamente punti fermi e strutture che li aiutino a orientarsi in un periodo di grande confusione identitaria. La ricerca in psicologia dello sviluppo ha ampiamente documentato come i ragazzi tra i 12 e i 18 anni abbiano bisogno di adulti di riferimento che sappiano dire “no” con coerenza, perché questo trasmette un messaggio profondo: “Mi interessi abbastanza da investire energia nel tuo benessere, anche a costo di risultare antipatico”.
Quando i nonni rinunciano sistematicamente a stabilire limiti, l’adolescente non sperimenta libertà ma abbandono emotivo. Il cervello adolescente è ancora in fase di maturazione nella corteccia prefrontale, l’area responsabile del controllo degli impulsi e del processo decisionale. Questo sviluppo incompleto rende necessario un contenimento esterno per compensare l’incapacità interna di autoregolazione. L’assenza di confini viene interpretata inconsciamente come disinteresse mascherato da permissivismo.
La confusione educativa: quando troppi cuochi rovinano il brodo
I comportamenti oppositivi degli adolescenti si intensificano drammaticamente quando percepiscono incoerenza tra gli adulti di riferimento. Se i genitori stabiliscono un orario di rientro e i nonni lo ignorano sistematicamente, il ragazzo non si sente fortunato ma disorientato. Quale regola vale davvero? Chi ha davvero autorità sulla mia vita?
Questa triangolazione disfunzionale genera quello che i terapeuti familiari chiamano “doppio legame”: qualunque scelta l’adolescente faccia, tradisce qualcuno. Se rispetta le regole genitoriali delude i nonni permissivi, se approfitta della loro lassità viola i limiti parentali. Il risultato è un’escalation di comportamenti provocatori nel tentativo disperato di ottenere finalmente una risposta univoca e coerente dal sistema familiare.
Autorevolezza non significa autoritarismo: una distinzione fondamentale
La vera sfida per i nonni contemporanei consiste nel comprendere che esistono alternative al binomio autoritarismo-permissivismo. Il modello autorevole, sviluppato dalla psicologa Diana Baumrind dell’Università della California a Berkeley e validato da decenni di ricerca psicopedagogica, combina fermezza sui valori fondamentali con flessibilità sugli aspetti negoziabili.
Un nonno autorevole potrebbe dire: “Capisco che tu voglia uscire fino a tardi, è normale alla tua età. Però in questa casa l’orario concordato con i tuoi genitori vale anche per me. Parliamo invece di cosa possiamo fare domani mattina insieme, così recuperi il tempo perso stasera”. Questo approccio comunica rispetto per le regole familiari, comprensione per i bisogni del ragazzo e disponibilità relazionale, senza cedimenti educativi.

Strategie concrete per recuperare credibilità educativa
Per i nonni che hanno già instaurato dinamiche permissive, invertire la rotta richiede coraggio e strategia. L’allineamento con i genitori rappresenta il primo passo fondamentale: prima di qualsiasi intervento, è indispensabile un confronto franco con i figli per stabilire quali siano le regole irrinunciabili da rispettare in modo coerente. Questa unità educativa rappresenta il fondamento di ogni cambiamento efficace.
Altrettanto importante è la comunicazione diretta con l’adolescente. Spiegare esplicitamente il cambiamento di approccio, riconoscendo eventuali errori passati, risulta infinitamente più efficace di improvvise punizioni inspiegabili. “Mi sono reso conto che lasciandoti fare tutto non ti ho aiutato. Da oggi sarò più attento perché mi importa del tuo futuro” crea un ponte di onestà che il ragazzo può attraversare.
La coerenza graduale è un altro elemento chiave: meglio scegliere inizialmente poche regole veramente importanti, come sicurezza, rispetto e orari essenziali, e mantenerle senza eccezioni, piuttosto che improvvisare un sistema rigido su tutto che crollerà alla prima difficoltà. Parallelamente, bilanciare i “no” necessari con spazi di autonomia negoziata comunica rispetto per l’individualità senza rinunciare alla responsabilità educativa. Sul modo di vestirsi l’adolescente può decidere autonomamente, sull’uso dello smartphone si seguono le regole condivise dalla famiglia.
Il valore insostituibile della presenza normativa
Le ricerche longitudinali sullo sviluppo adolescenziale documentano come i ragazzi che hanno beneficiato di relazioni intergenerazionali caratterizzate da affetto e struttura presentino tassi significativamente inferiori di comportamenti a rischio, migliore rendimento scolastico e maggiore benessere psicologico. Il contributo dei nonni non risiede nell’essere “amici” che evitano conflitti, ma figure complementari capaci di offrire saggezza, prospettiva e contenimento affettuoso.
Ristabilire confini chiari non compromette l’affetto: lo approfondisce, trasformandolo da legame superficiale basato sulla compiacenza a relazione autentica fondata sul rispetto reciproco. Gli adolescenti potrebbero protestare nell’immediato, ma interiorizzano il messaggio che conta: questo adulto mi ama abbastanza da correre il rischio del mio disappunto temporaneo per il mio bene a lungo termine. E questo tipo di amore, saldo e coraggioso, è esattamente ciò di cui ogni ragazzo in crescita ha disperatamente bisogno.
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